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Scegliere la scuola superiore: una scelta di chi?

Siamo a dicembre ed è ormai tempo per le ragazze e i ragazzi di terza media di affrontare il momento della scelta della scuola superiore.

Si tratta di una decisione davvero importante per loro, un momento particolarmente sentito per tanti motivi.

Da una parte è la prima volta che si trovano a dover fare una scelta in prima persona, una scelta che li riguarda da vicino. Finora infatti ci sono sempre stati i genitori a prendere decisioni per loro ma questa volta anche se possono essere consigliati e sostenuti, spetta a loro l’ultima parola perché poi saranno loro a dover frequentare quella scuola per i successivi cinque anni, a dover studiare ed impegnarsi, a dover valutare se hanno fatto la scelta giusta oppure no.

Inoltre, per molti di loro è anche la prima volta che si trovano nella situazione di dover mettersi in discussione, chiedersi cosa desiderano per il loro futuro, quali materie amerebbero studiare e approfondire, quali sono le loro attitudini, i punti di forza e di debolezza.

Dall’altra parte si sentono sovrastati da una miriade di emozioni, prime fra tutte un miscuglio di eccitazione e paura per questa novità che li riguarda da vicino, e poi, ma non meno importante, sentono anche tutte le aspettative che genitori ed insegnanti ripongono in loro.

Sembra quasi che ogni persona che incontrano in questo periodo si senta in dovere di consigliare o sconsigliare una determinata scuola, spesso per motivi del tutto personali o futili, e questo confonde non poco!

Risulta quindi evidente che il ragazzino che si trova in questo periodo di scelta abbia bisogno di sentirsi accolto e ascoltato da parte soprattutto dei genitori.

Cosa puoi fare dunque tu genitore?

Sicuramente puoi aiutare tuo figlio accompagnandolo a fare visita ai diversi istituti nei giorni di scuola aperta.

Ancora più importante, puoi aiutarlo a prendere consapevolezza delle sue qualità facendogli notare i suoi punti di forza, le sue attitudini, le materie in cui riesce meglio e dove prova piacere per lo studio.

Evita però di consigliargli una scuola precisa, o viceversa di sconsigliargliela, anche se le tue ragioni ti sembrano valide.

Perché?

Prima di tutto perché il tuo punto di vista, il tuo giudizio, anche se non ti sembra, per tua figlia o tuo figlio è fondamentale, ha un peso fortissimo nel bene e nel male. Ciò significa che il tuo consiglio potrebbe inibire le sue idee e fargli provare la paura di non sentirsi approvato, con conseguenze anche disastrose a lungo termine. Per esempio, e succede spesso, se un ragazzo si è iscritto ad una scuola perché “costretto” o meglio spinto dai genitori (per motivi anche validissimi, ma su questo ci torno dopo) e nel corso degli anni non riesce a raggiungere i risultati che desidera o si rende conto che la scuola giusta per lui era un’altra, cosa farà? Se ne avrà il coraggio darà la colpa ai genitori, non perderà occasione di rinfacciarglielo, e questo lesionerà non solo il suo percorso scolastico ma anche il suo rapporto personale con i genitori. Se invece il suo carattere è più introverso si sentirà “sbagliato” e non all’altezza verso la società e soprattutto verso i suoi genitori.

Per i nostri figli desideriamo il meglio e vederli (secondo noi) sbagliare è doloroso e difficile da accettare. È importante tuttavia avere una visione globale e oggettiva dei fatti. Molti genitori desiderano che i loro figli frequentino un liceo con la speranza che poi proseguano gli studi in qualche facoltà universitaria prestigiosa o che frequentino un istituto che dia loro gli strumenti per trovare subito un buon posto di lavoro o le conoscenze tali da poter aiutare nell’azienda di famiglia.

Desideri leciti, nessun dubbio, ma teniamo a mente le seguenti considerazioni:

1. per iscriversi all’università è requisito obbligatorio l’esame di stato di 5a superiore ma non è necessario si tratti di un liceo. Questo significa che probabilmente uno specifico indirizzo può preparare gli studenti in modo più approfondito rispetto ad una determinata facoltà, ma che se un allievo arriva da una scuola professionale, persegue il sogno di frequentare uno specifico ateneo e ci metterà impegno potrà comunque riuscire in quella facoltà (ne sono un esempio io, Debora, che ho frequentato la scuola alberghiera e poi ho proseguito gli studi con una laurea triennale e successivamente con una laurea magistrale in Scienze del Linguaggio laureandomi a pieni voti..insomma volere è potere!)

2. scegliere una scuola pensando già agli sbocchi professionali e lavorativi futuri non è per forza una mossa vincente, per tanti motivi. Da una parte perché il mercato del lavoro cambia a ritmi frenetici e così anche la domanda di una determinata figura professionale, basti pensare che occupazioni oggi molto importanti e ambite qualche anno fa non esistevano ancora. Dall’altra parte perché spesso accade che dopo aver studiato per cinque anni delle materie precise ed essersi specializzati in un determinato settore, i ragazzi ne hanno “fin sopra i capelli” e desiderano cambiare, provare qualcos’altro. Questo non solo per il desiderio di cambiare ma soprattutto per la naturale crescita e consapevolezza che via via matura nei ragazzi portandoli a scoprire davvero cosa sognano per il loro futuro.

È bene per un genitore tenere presente questi aspetti, che spesso sembrano banali ma che sono importanti, soprattutto se proviamo ad avere una visione dei nostri obiettivi a lungo termine, ovvero ciò che desideriamo veramente per i nostri figli.

Per concludere, è curioso sapere che il motore che aiuta l’apprendimento e favorisce lo studio è dato dalla motivazione. Motivazione che si può suddividere in tre categorie:

1. DOVERE: sentire il dovere di studiare e di andare bene a scuola, dovere verso i genitori, gli insegnati, la società (sentimento che spesso prevale solo nei primi anni scolastici)

2. BISOGNO: la necessità verso la conoscenza di una determinata materia o argomento, solitamente a livello personale o per motivi lavorativi, ad esempio sentire il bisogno di imparare le basi di una lingua straniera per poter viaggiare o per lavoro (colmato il bisogno la necessità finisce e di conseguenza anche la motivazione)

3. PIACERE: provare emozioni positive e stimoli, dati dal piacere di studiare uno specifico argomento, provare la curiosità e l’interesse, appassionarsi grazie all’insegnamento di un docente che ti fa amare la sua materia, questo è il vero motore che, alimentato giorno dopo giorno, porta a grandi successi e risultati.

Ti auguriamo di vivere al meglio questo momento di scelta assieme a tuo figlio, accompagnalo in questo cammino in modo che senta la tua presenza come punto di riferimento e non come richiesta da soddisfare. Sarà un’occasione anche per arricchire il vostro rapporto e far diventare questa esperienza la base solida per aiutarlo nelle prossime e innumerevoli scelte che la vita gli metterà davanti.

Debora e Valentina

Officina delle Idee

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